10 gennaio, 2019

L’avvento in azienda di Mobile, Big Data, Advanced Analytics, Cloud, Cybersecurity e Internet of Things sta imponendo ai Chief Information Officer – più comunemente CIO – un cambio di paradigma.

Con l’incedere di una trasformazione digitale, che sta contribuendo a rendere tecnologicamente “indipendenti” varie aree dell’impresa, la funzione IT è chiamata a cambiare il proprio ruolo. Ai CIO è ora sempre più richiesto di ricostruire processi aziendali agili e che funzionino realizzando un rinnovamento digitale in linea con le esigenze di un mercato in continua evoluzione.

In altre parole, la Digital Transformation – intesa come opportunità di ridisegnare e migliorare i processi che governano il business utilizzando una combinazione di diverse soluzioni tecnologiche – sta mandando in pensione il tradizionale ruolo dei CIO. L’evoluzione in atto lo vuole ancora alla guida dei progetti IT ma nel pieno possesso delle nuove innovazioni tecnologiche da integrare in azienda.

Oltre che nella gestione delle relazioni tra azienda e clienti sempre più digitalizzati – che impongono l’adozione di nuovi modelli e strumenti di engagement sempre più basati sui canali web, mobile e social – il percorso verso la Digital Enterprise impatta, infatti, anche sull’organizzazione dei processi interni. Da qui l’esigenza di introdurre nuove figure professionali con competenze specifiche nei nuovi trend.

Tra queste, c’è chi ipotizza la nascita dei Chief Digital Officer, profili manageriali con competenze trasversali di coordinamento e di governance in grado di collaborare con le diverse unità di business dell’azienda.

L’obiettivo si conferma quello di creare un sistema in grado di recepire l’innovazione. Sarà compito dei “nuovi” CIO dar valore alle aree business portando l’adozione di standard e di best practices anche ad altri servizi quali risorse umane, customer care e supporto alle operazioni e ai servizi generali, cosicché ne possano beneficiare dell’innovazione in campo IT per automatizzare anche i loro processi.

Chiamati, come sempre, a portare le proprie competenze ma ora anche ad adottare un metodo più collaborativo nel relazionarsi con le altre Line of Business, ai CIO è richiesto di essere sempre più attenti e vigili nel:

  • costruire singole reti aziendali;
  • essere sicuri che le esigenze di prestazioni non portino a dimenticare i rischi per la sicurezza;
  • gestire un ambiente IT che, se non adeguatamente dimensionato e strutturato, rischia di essere vulnerabile rispetto a sviluppi non autorizzati o pericolosi.

Ecco che allora il ruolo dei CIO sarà sempre più strategico, ossia concentrato sull’implementazione dell’IT e dei servizi per l’azienda nel suo complesso.

A tal proposito non sono in pochi a ipotizzare che, per differenziarsi e competere sul mercato, i responsabili dei sistemi informativi dovranno cambiare “pelle”, divenendo Chief Service Provider: direttori per l’erogazione dei servizi.

Da questa nuova posizione quel che ci si aspetta da loro è la guida di un’area dell’Information Technology da intendersi come centro di servizi condivisi e quindi alla stessa stregua di un’attività autonoma, con un resoconto di risultati propri e l’erogazione di servizi IT e non IT.

Certo è che, all’interno di uno scenario di mercato in profonda trasformazione, il ruolo dei CIO è in continua evoluzione: non più (non solo) limitato alla gestione del corretto funzionamento dell’IT ma sempre più coinvolto nell’interazione con il business e orientato all’introduzione di innovazione.

Nel proprio ruolo strategico di guidare il cambiamento ai CIO è, quindi, richiesto di:

  • saper ascoltare le diverse istanze del business;
  • conoscere con precisione i trend tecnologici globali;
  • selezionare quelli più appropriati per accelerare il cambiamento nella propria azienda.

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