15 ottobre, 2019

Nell’analisi delle performance di un’azienda, sia essa una struttura collaudata o una PMI, occorre tenere conto di alcuni indicatori fondamentali in grado di determinarne lo stato di salute e la possibilità, da parte di investitori, di muovere capitali a beneficio di una crescita ulteriore.
L’indice ROS, acronimo di Return On Sales, è uno strumento determinante per valutare la solidità dell’azienda. Fa parte della famiglia di indici che comprende anche: ROA (Return on Assets), ROI (Return on Investment) e ROE (Return on Equity).

Utilizzare la leva ROS consente di valutare coerentemente la profittabilità di un’impresa in relazione al suo fatturato.

In quanto indicatore di bilancio, si determina attraverso il rapporto tra risultato operativo e vendite nette del periodo.

Il risultato operativo è un valore che assomma in sé parametri come i fattori di reddito positivi e negativi propri della gestione caratteristica dell’azienda. Quindi: ai ricavi delle vendite vanno sottratti i costi industriali, amministrativi e commerciali.

Le vendite nette rappresentano il fatturato effettuato nel periodo, al netto di resi, sconti, abbuoni, etc…

L’indice ROS è in grado di evidenziare il ricavo netto ottenuto per ogni Euro di fatturato, si esprime in percentuale e va tendenzialmente utilizzato in sinergia con altri indicatori, come quelli menzionati qui sopra.

Nell’analisi delle performance aziendali occorre poi calcolare e definire l’utile netto.

Si tratta della voce finale dei bilanci, la casella che sta normalmente in basso a destra e che è in grado di dirci come realmente ha funzionato un’impresa.

Per definirlo e calcolarlo occorre determinare un conto economico, solitamente legato ad un periodo definito di tempo. Si parte dalle vendite nette (non considerando quindi sconti e resi) sottraendone il costo dei beni venduti, e poi in successione le spese di vendita, quelle amministrative e generali: questo è il margine operativo lordo (EBITDA). Da questo occorre sottrarre ancora le spese di ammortamento e il deprezzamento dei beni, per giungere quindi al reddito operativo aziendale (EBIT).

Dall’EBIT occorre togliere le spese per gli interessi: questo è l’utile ante imposte (EBT).

Togliendo le tasse si giunge all’utile netto, un indicatore cruciale per capire se l’attività si svolge in modo efficace, dal punto di vista economico-finanziario.

Nella gestione di tutti questi parametri è innegabile che occorra accedere alla digitalizzazione dei processi, pena l’impossibilità di verificare in tempo reale le performance.

Soprattutto, è l’elemento dinamico che occorre tenere ben presente; la complessità delle economie odierne, anche a livello di PMI, necessita di strumenti adeguati e di un cambio di prospettiva.

Oggi nessuna azienda può muoversi in modo efficace sul mercato senza fare costantemente previsioni a breve, medio e lungo termine sull’andamento del suo business. Questo per essere in grado di soddisfare sempre la domanda stimata evitando problemi come, per esempio, lo stock insufficiente di un prodotto che registra invece un picco di richieste.

Data la dinamicità dei mercati, prevedere l’andamento della domanda e la propria capacità di soddisfarla permette di conservare quote di mercato che potrebbero, senza tali previsioni, essere conquistate da concorrenti più reattivi della tua azienda nel soddisfare la clientela.

Le previsioni hanno anche un importante ruolo dal punto di vista finanziario. Servono per allineare le previsioni della parte Finance con quelle legate a Produzione, Distribuzione e Vendite, in modo da intervenire immediatamente in caso di scostamenti importanti. Nelle imprese per cui il controllo del flusso di cassa è importante, poi, l’accuratezza delle previsioni di vendita a breve termine è un elemento critico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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