8 luglio, 2019

Oggi viene chiesto alle imprese di modificare velocemente le proprie strategie e persino i propri modelli di business per adattarsi a un mercato sempre più globale e mutevole. La base per poter essere così flessibili sta, sottolineano gli analisti, nello sfruttare adeguatamente la mole di conoscenze che si possono ricavare esaminando i dati generati quotidianamente dai processi d’impresa e da sorgenti esterne. È genericamente il campo della Business Intelligence, termine non nuovo ma che si sta arricchendo di nuovi significati e su cui vale la pena fare chiarezza.

Storicamente la BI è stata considerata come l’insieme degli strumenti e delle tecniche tramite cui trasformare i dati (soprattutto transazionali dell’azienda come ordini, vendite, stock…) in informazioni utili a decidere come muoversi strategicamente e tatticamente per migliorare il business d’impresa. Queste informazioni si concretizzano tradizionalmente in report, dashboard, grafici, mappe e quant’altro possa mettere in evidenza (in modo comprensibile e sintetico) come si è mosso e come sta andando il business. Questa concezione è fondamentalmente di analisi descrittiva: spiega cos’è successo e cosa sta succedendo, non cosa succederà (analisi predittiva) o cosa accadrebbe se prendessi determinate decisioni invece di altre (analisi prescrittiva).

Oggi la definizione di Business Intelligence non è più così granitica. Gli strumenti a disposizione delle imprese sono più variegati e spesso puntano ad aggiungere elementi di analisi predittiva e prescrittiva a quelli tradizionali. Questo anche grazie alla diffusione di funzioni di Machine Learning che permettono di identificare tendenze e altri fenomeni “nascosti” a partire dai dati di business. Altre evoluzioni importanti riguardano poi i formati di visualizzazione delle informazioni raccolte, sempre più interattivi, e la possibilità di estendere l’uso degli strumenti di BI anche a utenti meno tecnici come i Business Manager. Il fine è comunque sempre lo stesso: aiutare a prendere decisioni “informate” per ottimizzare il business e i processi d’impresa.

Partendo da questa concezione allargata della Business Intelligence è facile immaginare come essa possa entrare in azienda in molti modi. Quello più tradizionale è l’implementazione di una piattaforma specifica di BI che operi parallelamente all’ERP d’impresa, che agisca come sua fonte principale (ma non unica, dipende dai casi e dagli scopi) di dati da analizzare. In questo scenario la piattaforma di BI estrae dall’ERP (e da eventuali altre sorgenti) i dati che servono alle sue analisi, li ottimizza e ne estrae le informazioni volute. La scelta della piattaforma BI in questi casi è sempre molto legata all’ERP in uso, dovendo i due tool operare in stretta sinergia.

Sempre più, però, le funzioni di Business Intelligence si rendono disponibili alle imprese direttamente attraverso il loro ERP. L’analisi dei dati di business è un requisito ormai fondamentale per qualsiasi azienda, quindi molti produttori di ERP hanno provveduto a integrare elementi di BI nelle loro piattaforme o come moduli di espansione specifici. Il vantaggio sta nella semplicità di integrazione: il modulo di BI è progettato da zero per dialogare strettamente con l’ERP, quindi la condivisione dei dati è trasparente. Non è detto però che questo tipo di soluzione sia automaticamente la migliore: la maggiore praticità dev’essere confrontata con le funzioni di analisi e reporting offerte dall’ERP “esteso”. Queste ultime mediamente sono più limitate rispetto a quelle di un tool di BI vero e proprio e per questo potrebbero essere insufficienti per le tue necessità.

Un terzo tipo di strumenti per la Business Intelligence che si è fatto strada nelle imprese comprende i software cosiddetti “self service”. Si tratta di soluzioni più semplici delle grandi piattaforme, spesso mirate a contesti specifici e che si caratterizzano per una relativa semplicità di utilizzo. Non è cioè necessario essere esperti di gestione dei dati o di statistica per poter effettuare analisi e ciò permette, alle software house che propongono questi strumenti, di rivolgersi agli utenti business e non all’IT aziendale. I tool self service, o altri strumenti analoghi per impostazione, vengono infatti spesso adottati direttamente dalle business unit (e non come piattaforme trasversali) per tutte le esigenze di BI dell’impresa.

 

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